L’INTERVISTA
«Mio fratello, un eroe». E ora Klevi cerca casa
La testimonianza dopo l’incendio del 29 novembre a Laveno Mombello
Il 29 novembre 2025 resterà una data impossibile da dimenticare per Laveno Mombello. In via XXV Aprile, un incendio devastante ha distrutto un edificio con otto appartamenti e il magazzino retrostante, partendo da un negozio al piano terra.
In pochi minuti le fiamme hanno avvolto l’intero stabile, rendendo necessario l’intervento massiccio dei soccorsi. Tra le famiglie rimaste senza casa c’è quella di origine albanese che vive in Italia da circa vent’anni. A raccontare cosa è successo è Klevi, il figlio maggiore, l’unico che ha trovato la forza di parlare.
Il fumo e i bambini in braccio
«Io ero in Veneto, stavo lavorando - racconta Klevi -. Ho visto tantissime chiamate perse, sia dai proprietari dello stabile sia dai miei genitori. Quando ho richiamato in video, la prima cosa che ho visto è stato mio padre dentro un’ambulanza, con l’ossigeno. È stato uno shock».
In casa, al momento dell’incendio, il padre stava riposando mentre la madre era in cucina. È stata lei ad accorgersi del fumo nero che saliva davanti all’edificio. Il fratello più giovane era con loro, mentre la sorellina era a scuola.
«Hanno fatto in tempo a staccare gas, corrente e chiudere le finestre ma dopo pochissimo è diventato impossibile restare», prosegue Klevi. In quei minuti concitati, il fratello minore ha compiuto una serie di gesti decisivi: «È sceso e risalito più volte dalle scale. C’era un fumo nerissimo, non si vedeva quasi niente».
Un giovane eroe
Prima ha avvisato una coppia di anziani vicini, che non si era accorta dell’incendio, invitandoli a uscire subito. Poi è rientrato ancora.
«Ha preso in braccio i bambini della famiglia cinese, i figli dei titolari del negozio al piano di sotto. Erano terrorizzati, sotto shock. Li ha caricati entrambi su di sé e li ha portati giù».
Anche il padre di Klevi è riuscito a portare fuori una bambina di un altro appartamento, che stringeva in mano il suo cagnolino. Ha respirato però molto fumo ed è stato ricoverato in ospedale. La gatta di famiglia, risulta dispersa ancora oggi, ma la sensazione è che non sia riuscita a salvarsi. Anche l’auto di famiglia ha subito gravi danni.
«In tre minuti abbiamo perso tutto - dice Klevi -. Le nostre cose, i ricordi, i sacrifici di una vita intera».
La quotidianità difficile
I soccorsi sono arrivati subito. Il Comune di Laveno Mombello si è attivato subito, promuovendo anche una raccolta fondi a sostegno delle famiglie sfollate. Un supermercato vicino allo stabile incendiato avvia una campagna di buoni spesa:. «Un aiuto fondamentale», sottolinea Klevi.
La Parrocchia ha ospitato la famiglia per dodici giorni all’oratorio, mentre Caritas e Protezione civile hanno portato vestiti e beni essenziali.
«Non avevamo più niente, davvero niente. Dalle giacche ai calzini, a un semplice spazzolino da denti», racconta. «La coordinatrice della Protezione civile e suo marito venivano quasi ogni giorno per sincerarsi della nostra condizione, chiedendoci cosa ci serviva, hanno avuto un cuore grande. Persone super».
Dopo due settimane è arrivata una sistemazione temporanea a Domo, frazione di Porto Valtravaglia.
La casa di Domo
«Quando li incontro, mi offrono un caffè prima di iniziare a parlare. La casa è modesta, spoglia, stanno cercando di renderla il più possibile loro. Ma è lontana dai servizi, dalla stazione, dai negozi».
Senza auto e con genitori che hanno problemi di salute, tutto è più complicato. La sorellina, che frequenta una scuola alberghiera a Gallarate e sogna di diventare cuoca, vive ora da uno zio per poter raggiungere la scuola.
«Anche il Natale è stato strano - conclude Klevi -. Lo abbiamo passato divisi. Senza le nostre cose, con mille preoccupazioni. Non avevamo proprio la testa per festeggiare». Il desiderio oggi è semplice: ritrovare una casa simile a quella di prima, per tornare a una vita normale.
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