ROMA
Nigiotti, 'a Sanremo con un brano diverso, mi alleno a teatro'
(di Cinzia Conti)
(ANSA) - ROMA, 02 FEB - È la quarta volta che calca il palco
dell'Ariston, l'ultima cinque anni fa, e quindi Enrico Nigiotti
conosce bene il vortice di emozioni che lo sta per assalire ma
non vede l'ora: "La verità - racconta nell'intervista all'ANSA -
è che è un palco che ti emoziona sempre, ma per me è un po' come
quell'agitazione di quando incontri per la prima volta una
persona che ti piace, ci devi uscire e quindi hai quell'ansietta
positiva per cui non vedi l'ora di essere lì".
Il brano sanremese "Ogni volta che non so volare" anticipa il
suo sesto album, "Maledetti Innamorati", che uscirà il 13 marzo
ed è stato scritto assieme a Pacifico: "È una delle penne
migliori in Italia oltre che una bella persona, gli ho mandato
il pezzo e l'abbiamo lavorato assieme". "La canzone - continua -
è nata realmente come è scritto, di notte ma anche un po'
mattina, cioè quando non riesci a dormire, guardi il soffitto e
partono i pensieri. Come se facessi il riassunto un po' della
tua vita, di tutto quello che provi, per cui è una specie di
testamento in qualche modo emozionale".
Il cantautore livornese si 'allena' alla prova del festival
con il suo tour teatrale: "Ho queste cinque date in teatro che
tra l'altro sono andate benissimo e quindi la mia preparazione è
stare sul palco. In realtà, però, quando sei nei Big sei nel
frullatore vero...". E scherza: "Sono anche a dieta perché sono
come i labrador che ingrassano. Adesso ho tolto un po' i vizi,
ma questo mi rende ancora più concentrato. La sto vivendo in
maniera super positiva, sono emozionatissimo, felicissimo. Poi
anche i concerti ti tolgono l'ansia perché non sei a casa a
rimuginare. Ti rimane addosso la forza che ti danno le persone,
perché comunque sono teatri pieni di gente che canta le tue
canzoni e ti fa capire che non sei solo, è un po' la canzone di
tutte le persone che ti ascoltano".
Nigiotti ha pensato che questo fosse il brano giusto per
Sanremo, perché "lo sentivo diverso dagli altri che ho scritto.
Non riesco a collocarlo in un determinato tempo ed è una canzone
che parla di vita". E a proposito di vita in questi anni la sua
è davvero cambiata: "Adesso ho la fortuna di vivere realmente di
musica, mentre quando facevo Sanremo Giovani assolutamente non
era così. Facevo il magazziniere e aiutavo mio nonno in
campagna, infatti poi nacque 'Nonno Hollywood'. Diciamo che
sicuramente ora c'è più maturità artistica e consapevolezza del
mestiere. Mi è capitato subito quando ho scritto L'amore è, che
è stata poi la canzone che mi ha avviato su questa strada. Come
quando scopri il tuo piatto preferito: lo conosci quando ne
mangi tanto, a volte sbagli scelta, altre non sei troppo
convinto e poi lo individui e sarà quello per tutta la vita. Ho
trovato il mio modo di scrivere, non sono uno che lo snatura ma
non perché non credo nei cambiamenti. Anzi si cambia sempre,
però in qualche modo pur cambiando si rimane se stessi: bisogna
continuare a camminare ma essere saldi con le proprie
tradizioni, altrimenti saremo schiavi".
Sul duetto con Alfa per 'En e Xanax' di Samuele Bersani dice:
"Sono molto felice perché Alfa è un artista che stimo tanto, ci
siamo conosciuti per una sessione e mi piaceva il fatto di unire
un po' tre generazioni perché noi portiamo un brano del
grandissimo Samuele Bersani che è un gioiellissimo, io sono un
po' la generazione nel mezzo. Oggi come oggi è la bellezza di
rifare le canzoni, quindi sono anche contento che ci siano
tantissime cover belle che magari i più giovani non conoscono. È
un modo per riproporle anche se rifatte da altri artisti, quello
che passa poi alla fine è il messaggio, insomma se un domani
facessero le mie canzoni ne sarei molto contento".
Per l'Eurovision ammette: "Io sono del partito di chi non pensa
assolutamente né alla gara, né al podio, né all'Eurovision, né
ai premi, sono quello che va lì, canta la sua canzone e basta.
Ovviamente per me la guerra è una merda quindi non è un discorso
per togliermi dalla discussione". E se la Rai chiedesse una
posizione già dopo la prima serata: "Io non ho sentito nessuno,
forse non hanno il mio numero...".
Tra i suoi miti Charles Bukowski, "mi folgorò completamente
a vent'anni", poi Raymond Carver ma anche "un attore che secondo
me è quasi un filosofo, Antonio Albanese. Per me - dice Nigiotti
- è il numero uno. Mi ricordo ancora lui e Vinicio Capossela che
facevano L'ultimo amore tanti anni fa. Albanese faceva uno dei
suoi personaggi, prendeva un fiore e strappava i petali mentre
cantava e li metteva sulle ginocchia. È una cosa mimica
incredibile che dava ancora più poesia alla canzone. Uno parla
sempre solo di cantautori, ma in realtà l'arte è tutto quello
che c'è intorno".
Sul futuro, nuove canzoni e nuove collaborazioni, spiega:
"De André diceva che la canzone più bella che hai scritto, la
devi ancora scrivere. Ora esce l'album e cosa scriverò dopo è
sempre la sfida. Però io sono uno che quando non scrive esce,
per cui cercherò di imbottirmi di vita, berrò tanta vita per poi
rimetterla su un foglio, sulle canzoni. Magari una cena con
Albanese la farei" chiude ridendo. (ANSA).
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