ROMA
Sayf, 'siamo tutti uguali ma divisi da economia e lavoro'
(di Cinzia Conti)
(ANSA) - ROMA, 02 FEB - "Il mio brano è un po' come una
supposta". Da buon genovese il giovane rapper e produttore Adam
Viacava, in arte Sayf, non è di molte parole ma è piuttosto
tranchant e rimane con i piedi saldi a terra. Anche perché la
sua canzone "Tu mi piaci" entra nella testa come ritmo e nel
cervello per tante immagini veritiere e senza filtri di questa
"Italia tristemente nota/ per qualche fatto ma minimizziamo". E
ha buone possibilità di puntare in alto come dimostrano anche i
primi giudizi della critica, anche se Sayf dice sorridendo: "Mi
fa piacere che ne abbiano parlato bene, certo, ma non ci sto
troppo appresso".
Molto deciso nel rispondere anche quando viene accostato a
Ghali. "Lo rispetto tantissimo, lo conosco e gli voglio bene e
rispetto il suo impegno politico e sociale. Detto questo -
sottolinea - io non sono qui a fare Ghali 2.0 solo perché sono
di origini tunisine e ho i capelli simili. Credo che queste cose
vadano fatte perché uno le sente. Un impegno sociale del genere
non è uno slogan, non va preso con leggerezza. Condivido le
posizioni che ha preso finora e, se ci sarà una questione su cui
sentirò di espormi, lo farò. Ma non sono qui a riprendere un suo
discorso o a fare qualcosa di già fatto".
Viene spontaneo chiedere anche la sua posizione
sull'Eurovision: "Adesso non ci voglio pensare anche per
scaramanzia. Comunque, condivido le posizioni di chi si espone,
soprattutto sulla faccenda palestinese. Condivido anche chi dice
a prescindere: 'No, io non ci vado'. Secondo me è giusto dare un
messaggio, soprattutto quando le istituzioni mancano di darlo".
Nella canzone si cita anche la tragedia di Tenco ("che paura di
non venire capito / in questa fase di tirocinio / Tenco è morto
qui vicino"): "Questa per me può essere considerata una fase di
tirocinio, un esordio a livello nazionale. Quindi esprimo la
paura di non venir capito. Il riferimento a Tenco sottolinea
come la pressione di certi ambienti e certe dinamiche abbiano
conseguenze sulla psiche di una persona. È una situazione
volutamente esasperata, ma è forse la parte più personale della
canzone". L'altra citazione che non passa inosservata è la
berlusconiana "L'Italia è il paese che amo". "È la frase più
famosa di Berlusconi quando scese in politica - dice - ed è
usata in modo sarcastico, come un'immagine forte tra le altre.
Per me che sono tunisino dire 'L'Italia è il paese che amo' ha
un valore aggiunto. Gioco anche con le frasi non dette, con
tutto il retroscena di Berlusconi, quelle cose che sono sotto il
naso di tutti ma che non vengono mai dette effettivamente".
E su questa Italia, fotografata nelle sue bassezze ma anche
nella sua bellezza, Sayf dice: "L'Italia è il paese che amo.
Ovviamente, come in ogni cosa, ci sono dinamiche che apprezzo e
altre che danno fastidio. Siamo sicuramente un paese incasinato,
però rispetto a tanti altri nel mondo penso che sia veramente il
migliore a livello di qualità della vita, di cucina, di cultura,
di tutta una serie di cose. La vedo difficilmente eguagliabile".
Forte anche la dichiarazione d'amore per la sua Genova: "È mia
madre. È una città viva, forse poco conosciuta e poco
romanticizzata per quello che è veramente. Però è bellissima,
per me è tanto, tanto fondamentale".
Attualissimo e forte anche il punto in cui dice: "Ho fatto
una canzonetta / è un fiore su una camionetta / e le botte delle
piazze / le dimentichiamo": "È un simbolo di non violenza e di
pace. Significa dire: "Va bene, ci dimentichiamo un torto subito
per andare avanti, per costruire qualcosa di positivo". Il succo
è che noi persone siamo tutti uguali, ma veniamo divisi da
economia, contesti, lavoro. E finiamo per farci la guerra tra di
noi senza guadagnarci niente. Il manifestante e lo "sbirro" sono
figli della stessa categoria sociale, probabilmente".
Sull'esperienza sanremese che sta per vivere dice di non aver
paura: "Lo dirò con una frase del rapper Vaz Tè (anche lui
genovese): 'Davanti a voi non sarò mai in imbarazzo'. Subisco
ovviamente la pressione, tutto l'ambaradan, l'essere trasportato
di qua e di là, ma mentalmente ed eticamente mi sento a posto, a
testa alta. Sono contento di quello che faccio, non ho niente da
nascondere o di cui vergognarmi". E poi aggiunge lucido: "Cerco
di mantenere la mia vita per quello che è. Certo, sono un po'
più impegnato, un po' più fotografato. Ma i miei amici sono gli
stessi, mia mamma è sempre la stessa, i miei gatti anche. Spero
di essere circondato da persone che mi vogliono bene per quello
che sono, non per il successo o l'insuccesso".
Legato alla famiglia anche il ricordo che ha del festival:
"In Tunisia, come in Albania, la generazione che ha l'età di mia
madre ha sempre visto Rai1 perché era il canale che si vedeva.
Quindi ho dentro anche un po' di quel fascino, che mi è stato
passato". La canzone è vocalmente impegnativa, ma Sayf sta
andando a lezione di canto. "Poi, se dovessi 'steccare', -
spiega - non morirò. La mia dote di punta non è certo
l'estensione vocale o la pulizia della voce, ma più le parole e
le melodie". Sulla serata delle cover in cui duetterà con Alex
Britti e Mario Biondi; su Hit the Road Jack ;;dice: "Sono due
colossi, due elementi di spicco, sono contento e li ringrazio
che ci siano. La reinterpretazione sarà divertente,
intrattenente". Dopo l'Ariston, dove annuncia agli appassionati
che giocherà al Fantasanremo, arriverà un album? "Se Dio vuole,
sì. Tempo di concretizzare i vari passaggi e teoricamente sì".
(ANSA).
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