L’ANALISI
Pro Patria, un “mercatino” che dice tutto
Rinforzi che sanno di rassegnazione
L’analisi della stagione, fin qui, è impietosa. Il paracadute aperto con i colori della Triestina evita una figura barbina, un ultimo posto disonorevole dopo una cocente retrocessione.
Ma il destino della Pro Patria sembra segnato ed evitiamo, per favore, di dar retta al chiacchiericcio secondo cui il club sarebbe addirittura in lizza per un ripescaggio in quanto, l’altra volta, ha usufruito della riammissione. Retrocedere questa volta sarebbe serie D. Punto. Fin che c’è vita c’è speranza di acciuffare almeno i playout, per dire che l’aritmetica è un appiglio per edulcorare la bocciatura di un progetto nato male.
E al quale è stato impossibile mettere le pezze con questo “piccolo” mercato che doveva riparare guasti. Due allenatori e un gruppo che gruppo non è ancora, uomini che commettono, a turno, errori individuali consegnandosi ad avversari che fanno il minimo sindacale e vincono. La vittoria ha tanti padri ma la sconfitta solo orfani. Ma per loro stessa ammissione, fino adesso, alla Pro pure la sconfitta ha tanti padri. Uno, il direttore sportivo Sandro Turotti, caduto nella polvere dopo aver costruito squadre con una manciata di spiccioli. Ma quando cade il re fa rumore e probabilmente il regno turottiano è in bilico se non al capolinea, ed egli stesso è consapevole che ai confini ci sono i barbari che pretendono la sua scrivania. Se questo “mercatino” appena alle spalle sia il canto del cigno di un’epoca lo sapremo a tempo debito, per stessa ammissione della società che ha messo nero su bianco i modi e i tempi per tirare le somme.
Verrebbe da obiettare su quel nero su bianco, quel dover leggere tra le righe un’idea di futuro indecifrabile. Dovessimo dare un senso compiuto a questa campagna di riparazione saremmo in difficoltà perché sembrano scelte dettate dalla rassegnazione. Non è così ma pare essere così. S’è tentato di dare una scossa, di mettere linfa nuova, gente con la mente sgombra e la testa leggera sperando che i nuovi arrivi abbiano gli anticorpi per dare una mano e finire almeno degnamente la stagione. Ma questa stagione che viaggia a tutta birra verso la serie D può essere il preludio alla riscossa sapendo però che in quell’inferno ci sono piazze storiche che stanno lì da anni. Piazze che spendono con il rischio di non avere un ritorno immediato. Bisogna, insomma, ragionare con disincanto. E ragionare – ci si permetta la battuta – fa rima con ragioniere, il titolare della cassa.
Ma c’è un altro passaggio che fa la differenza. Uno dei padri della sconfitta è pure la società, i suoi tormenti che non giovano. Si ha ragione di credere, con fondamento, che sarà Luca Bassi, che nell’ambiente calcistico gode di grande stima anche di dirigenti di altissimo livello, a guidare la rinascita. Ma ribadiamo quel concetto secondo cui solo l’occhio del padrone ingrassa il cavallo ma questo padrone ha il cuore a Busto e la testa oltre oceano. Patrizia Testa ormai non vuol più sentire, vedere e parlare: ne ha abbastanza pur se è ancora sulla tolda. Ma è un ammiraglio a cui hanno sgonfiato il cuore dopo che lei e i suoi cari hanno sgonfiato il loro portafoglio. Buona fortuna, vecchia Pro.
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