LA SENTENZA
Lite per i cani al circolino di Casbeno: condannato
La Corte d’Appello di Milano ha confermato la pena di 4 mesi all’aggressore
Le conseguenze dell’aggressione subita la sera del 12 settembre 2019, all’interno del circolino di Casbeno, Federico, 40 anni, varesino, se li porterà addosso per tutta la vita. Già, perché un energumeno lo prese prima a pugni e poi a calci. Così forte da fratturargli il malleolo peroneale, poi rimesso in sesto con un intervento chirurgico che ha previsto l’utilizzo di viti e placche. Per quell’aggressione è stato condannato per lesioni aggravate dai motivi futili e abietti il varesino Giacomo A., 28 anni. La pena stabilita dal Tribunale di Varese - quattro mesi di reclusione e una provvisionale di 1500 a favore della parte offesa, rappresentata in giudizio per tramite dell’avvocata Elisa Scarpino - è stata confermata dai giudici della terza Corte d’Appello di Milano.
Una volta passata in giudicato la sentenza penale, una successiva causa civile dovrà stabilire l’ammontare del risarcimento a carico dell’imputato, al quale già in primo grado il Tribunale di Varese aveva comunque concesso le attenuanti generiche.
LA DINAMICA DELLA LITE
All’origine della lite ci sono stati due cani: il pastore australiano dell’aggredito e un esemplare femmina di american bully di proprietà di un amico dell’aggressore. Lui, l’aggressore e un loro amico comune (assolto in primo grado) erano al bar e il loro cane era tenuto al guinzaglio. Lo stesso non può dirsi per il pastore australiano dell’altro avventore. Lasciato libero, quel cane si era messo a fare una corte serrata all’esemplare femmina dei “vicini”. Alle rimostranze del padrone che lo avevano richiamato a tenere il suo cane legato, il “futuro aggredito”, che molto probabilmente aveva bevuto qualche bicchiere di troppo, si era avvicinato brandendo una bottiglia, ma soprattutto insultandoli. Insomma, tutto voleva, tranne ascoltare i rimproveri del trio. Lo scambio di battute era ben presto degenerato in una violenta lite e la colluttazione ne era stato l’inevitabile quanto indecoroso strascico. A farne le spese, Federico, prima messo al tappeto da un pugno di Giacomo A. e poi, quando si trovava a terra, colpito da una serie di calci, con conseguente frattura, intervento chirurgico e prognosi superiore ai 30 giorni.
PENA CONFERMATA: «NESSUNA AZIONE OFFENSIVA»
La difesa dell’imputato, assistito dall’avvocata Marina Curzio, ha sostenuto che la violenta reazione non sarebbe stata che una legittima difesa. Ma la tesi non ha retto, anche perché nel corso della lite non ci sarebbe stata alcuna azione offensiva da parte del proprietario del pastore australiano.
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