GLI SVILUPPI
Dalla droga alle armi: arrestati in silenzio
Davanti al gip cinque delle sei persone finite in manette nell’ambito dell’indagine della guardia di finanza tra Varesotto, Milanese e Vco
Davanti al giudice per le indagini preliminari hanno scelto la linea del silenzio. Cinque delle sei persone arrestate giovedì scorso – 29 gennaio – nell’ambito dell’inchiesta della guardia di finanza di Gaggiolo su traffico di droga e detenzione illecita di armi tra Varesotto, Milanese e Verbano Cusio Ossola, nell’interrogatorio di sabato con il gip Marcello Buffa si sono avvalse della facoltà di non rispondere. All’appello – perché sarà ascoltata lunedì – ne manca una, l’indagato più famoso, il varesino Filadelfio Vasi, al quale l’ordinanza di custodia cautelare è stata notificata in carcere, dove è rinchiuso dalla fine di ottobre 2025, con l’accusa di estorsione, perché arrestato dalla Squadra Mobile nell’ambito dell’indagine “Note stonate” (pure questa su un presunto giro di armi e stupefacenti), che portò dietro le sbarre anche Mattia Oliverio e Maicol Traetta, il duo rap/trap 167 Gang.
E i nomi dei giovani rapper compaiono nell’elenco degli indagati di questa nuova inchiesta delle Fiamme Gialle (ma per loro non è stata chiesta alcuna misura cautelare), perché avrebbero ceduto mezzo chilo di cocaina a un altro degli arrestati di giovedì, Berardino Moneta. Lo stesso Moneta che è già sotto processo a Varese per due procedimenti davanti al collegio, uno con 16 imputati, l’altro con sei, con accuse che vanno, a vario titolo, dall’estorsione all’usura, in un caso con la contestazione anche dell’associazione per delinquere, nell’altro con l’aggravante del metodo mafioso.
La recente inchiesta della guardia di finanza ha ricostruito, attraverso pedinamenti, intercettazioni telefoniche, ambientali e informatiche, otto cessioni di stupefacenti, soprattutto cocaina e hashish, per un totale di 5,5 chili. E ha portato in carcere anche un altro italiano, residente a Napoli, e un albanese che vive a Verbania. Mentre le ultime due misure cautelari sono state notificate in cella a due milanesi che erano stati arrestati solo tre giorni prima a Milano perché detenevano, in un capannone, circa sei chili di droga, quattro pistole, una carabina e decine di bombe carta. Quasi tutti gli arrestati sono assistiti dall’avvocato Corrado Viazzo, che motiva la scelta del silenzio degli indagati con la necessità di studiare le ventimila pagine di indagini agli atti prima di poter scegliere una adeguata linea difensiva.
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