LA SENTENZA
«Non offese le forze armate»
Frasi contro la Nato, varesino accusato di vilipendio: assolto
“Vilipendio della Repubblica, delle istituzioni costituzionali e delle Forze Armate”. È il reato previsto dall’articolo 290 del Codice penale, che punisce con la multa, da mille a cinquemila euro, “chiunque pubblicamente vilipende la Repubblica, le Assemblee legislative o una di queste, ovvero il Governo o la Corte costituzionale o l'ordine giudiziario”, ma anche “le Forze Armate dello Stato o quelle della liberazione”. Reato che raramente approda sui banchi dei Tribunali. Ma un caso è capitato a Varese, dove un uomo di 64 anni è finito a processo nei giorni scorsi con l’accusa di aver offeso la Nato e quindi, indirettamente, anche le forze armate italiane che svolgono un ruolo non secondario all’interno dell’alleanza atlantica.
Processo che si è però concluso con una sentenza di non luogo a procedere. Il motivo? La presunta offesa non fu pronunciata “pubblicamente”, ma nel corso di un faccia a faccia tra l’imputato e un militare da lui incontrato per strada, senza testimoni.
«Io sto aspettando che Putin distrugga la Nato e uccida tutti i suoi cani di merda». Queste le frasi incriminate che hanno portato il cittadino varesino davanti al giudice Francesco Anello per l’udienza predibattimentale. Una vicenda che risale al marzo del 2024, quando il sessantaquattrenne, al volante della sua auto, incrociò un militare in giro per la Città Giardino. Decise quindi di accostare e abbassare il finestrino per rivolgergli quelle parole contro la Nato. Parole che furono poi riportate nella denuncia sfociata nel procedimento penale.
Secondo la difesa (l’avvocato Paolo Bossi e la dottoressa Francesca Vitali) l’uomo era sconvolto per le tante vittime del conflitto in Ucraina; ma soprattutto, per le frasi contestate non si può ipotizzare l’elemento della “pubblicità”, essenziale per il reato di vilipendio. E quindi, non potendosi allo stato “formulare una ragionevole previsione di condanna”, il caso si è chiuso con una sentenza che scagiona l’imputato.
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