IL CASO
Tomasella, fede e attesa: «Tutta la verità in un libro»
Lettera dal carcere: stop ai ricorsi per ottenere i domiciliari
Nella sua ultima lettera alla Prealpina, Francesco Tomasella annuncia una scelta netta: «Non è con il ricorso in Cassazione che posso pensare di riconquistare la libertà». Per l’ex candidato sindaco no vax di Varese, condannato in appello a 7 anni e 6 mesi per violenza sessuale e stalking ai danni della sua ex compagna, è il tempo delle rinunce: basta con le richieste di domiciliari, basta con i ricorsi. La lettera, inviata dal carcere di Pavia, segna l’inizio di una nuova fase, più riflessiva, che lo porterà a quella che lui stesso definisce «una nuova alba».
Le istanze respinte
La rinuncia nasce da un nuovo “no” dal punto di vista cautelare. «Ho provato a chiedere i domiciliari per l’ultima volta. Non mi sono stati concessi», scrive Tomasella, che è in cella da quasi due anni, ricordando appunto l’ennesimo “no” all’istanza da parte del Tribunale del Riesame di Milano, dopo quelli del Tribunale di Varese. Un epilogo che commenta con amarezza: «Appurato che in Italia anche chi prende a martellate i poliziotti rimane a casa sua in attesa di giudizio definitivo, è successo invece che per me la porta dei domiciliari non si è aperta». Il passo successivo è la rinuncia al ricorso in Cassazione. Dura la critica alla Suprema Corte, «quella Cassazione che sancì la “costituzionalità” dell’orrendo green pass». Una rinuncia che non ha il sapore della resa totale, almeno nelle sue parole. «Lascio all’accusa la sua vittoria: per come sono andate le cose è una vittoria di Pirro».
Prova e sofferenze
Accanto al rifiuto delle vie legali, emerge con forza un piano spirituale che attraversa tutta la lettera. «Non accetto le sentenze dei giudici, ma quella del Signore», scrive Tomasella, spiegando di voler offrire «le sofferenze di questa prova» come forma di purificazione. La detenzione, aggiunge, gli starebbe concedendo «diverse opportunità di essere e fare cose migliori rispetto al passato». La nuova traiettoria personale ha un punto fermo: il volume che sta finendo di scrivere in cella. «Da oggi mi concentro soprattutto sul completamento del mio libro, “Ora vedo”, di prossima uscita per le edizioni Radio Spada». Un’opera che, nelle sue intenzioni, deve contenere «tutta la verità su chi ero e chi sono» e rappresentare «la mia vera vittoria». Nei mesi scorsi, lo stesso Tomasella aveva descritto il progetto come un intreccio di filosofia, religione, politica e vicende personali, comprese le esperienze militari e quelle carcerarie.
«Fuori dall’estate 2027»
Il finale della lettera guarda avanti, con un obiettivo preciso: l’estate del 2027. «A norma di legge potrò chiedere di uscire dal carcere dall’estate del 2027», scrive, affidandosi alla possibilità che, allora, sia valutato positivamente il percorso compiuto dietro le sbarre. E chiude con un saluto ai suoi sostenitori: «Ringrazio tutti coloro che non hanno mai dubitato della mia innocenza». L’ultimo impegno è un’immagine: «Vi prometto che, dopo questa nottata, l’alba della mia nuova vita mi troverà ancora in piedi».
Una lettera che non cambia la sostanza della condanna, né la ferma smentita delle accuse mosse dalla vittima (tre anni di abusi e paura: «Ho pensato che sarei morta»), ma che definisce la nuova strategia di Tomasella: niente più istanze, niente più ricorsi. Solo l’attesa, la fede e un libro che, nelle sue parole, dovrà dire «tutta la verità».
© Riproduzione Riservata


