ACCADDE NEL 1953
Il debutto del qualunquismo (non) passò dalle urne
La parabola del movimento di Guglielmo Giannini, il Fronte dell’Uomo Qualunque, precursore di altri simili progetti politici
Già nel 1944, prima che in Italia si ricostituisse un sistema partitico, c’era chi prendeva le distanze dalla politica tradizionale. “Abbasso tutti!” “Basta con i partiti!” Erano solo alcuni degli slogan che campeggiavano sulle pagine del settimanale “L’uomo qualunque”, il più venduto del 1945. Fondato dal commediografo campano Guglielmo Giannini, il periodico fu manifesto del Fronte dell’Uomo Qualunque, il non-partito che al Centro-Sud fece faville alle Amministrative del 1946. L’idea alla base del movimento? La folla avrebbe dovuto amministrare l’Italia devastata dagli UPP (uomini politici di professione). Nessuno veniva risparmiato: i comunisti erano apostrofati come concimisti, i democristiani demofradici e non mancavano acide storpiature ai nomi degli esponenti più in vista. Bacino di utenza del movimento il qualunquista «che non crede più a niente e a nessuno». Una disillusione fondativa che non pagò sul lungo periodo. Il 1953 segnò la fine del fronte. Giannini si presentò alle Politiche di quell’anno come indipendente, ma l’eco del suo movimento tornò viva esattamente sessant’anni dopo. Se si sostituisce “comico” a commediografo e “genovese” a campano, l’equivalenza è presto fatta. Nel 2013 quello di Beppe Grillo fu il primo partito in Italia con oltre il 25% alla Camera (20% in provincia di Varese), contro il 3,8% del Fuq nel 1948 (0,69% nel Varesotto). Il nucleo del Movimento Cinque Stelle nacque quando alla radio Caparezza cantava “Il qualunquista milita in una banda che prende piede se la prendi sotto gamba”. Dai nomignoli corrosivi si passò al Vaffa, ma i risultati elettorali furono ben diversi. Nell’era del 90% di affluenza i qualunquisti non trovarono voti, in quella della disaffezione, forse, tornarono a sentirsi rappresentati. Non sempre qualunquismo fa rima con astensionismo.
La terza puntata dell’inchiesta “Voto perduto” sulla Prealpina di sabato 24 gennaio in edicola e disponibile anche in edizione digitale
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