ACCADDE NEL 1948
La campagna elettorale sulle due ruote di Bartali e Coppi
La rivalità sportiva tra i due campioni di ciclismo si fece politica quando rappresentarono le due facce dell’Italia del Dopoguerra
Lo sport è politico. È una riflessione che con il viaggio della Fiamma olimpica si è risvegliata in queste settimane, non solo a Varese. Ebbene, accadde nel 1948 che i due imbattibili del ciclismo si trovarono a impersonificare una campagna elettorale. Rivali sul tracciato fin da quando correvano con la Legnano, Fausto Coppi e Gino Bartali simboleggiarono le due facce dell’Italia in sfida per le Politiche, le prime con la neonata Costituzione. Il Campionissimo distante dalla Chiesa, “compagno” e consacrato al mondo del ciclismo con la prestazione alla Tre Valli Varesine del 1939. Ginettaccio cattolico, democristiano e già tre volte campione del Giro d’Italia. La loro rivalità sportiva venne resa strumentalmente politica, a partire dalle dichiarazioni di Papa Pio XII che incitò i fedeli a vincere «la dura gara» come «il vostro Gino Bartali, membro dell’Azione Cattolica».
L’ago della bilancia per le Politiche del 1948 fu comunque affidato alle scelte dei partiti, più che a bartaliani e coppiani. A sinistra i socialcomunisti si coalizzarono nel Fronte democratico popolare, con una campagna elettorale tutta orientata a Est. Dall’altra parte, il centrodestra filostatunitense della Democrazia Cristiana. Il 18 aprile votò oltre il 92% degli aventi diritto, addirittura nel Varesotto l’affluenza superò il 94%. La Dc arrivò al 48,5% delle preferenze, sancendo la sconfitta della sinistra, ferma al 31%. Fu l’inizio della stagione del centrismo.
Quella rivalità sportiva che influì forse solo mediaticamente sulle elezioni, non si esaurì nel 1948. Quell’estate i due furono acerrimi nemici alla Tre Valli - dove Coppi si legò sentimentalmente a Giulia Occhini, la “dama bianca”, moglie del dottor Locatelli di Varano Borghi, scandalizzando i conservatori d’Italia - e di nuovo al campionato del mondo nei Paesi Bassi, quando si ostacolarono a vicenda. È nel 1952 che viene immortalato il loro ricongiungimento: sotto la stessa bandiera al Tour de France si scambiano una borraccia. Non si sa chi l’abbia passata a chi. Un segno di unità sportiva che non trovò riscontro nella metafora politica che li aveva visti protagonisti. L’Italia rimase spaccata in tifoserie partitiche.
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