ACCADDE NEL 1946
In principio era il 90% con rossetti e assenti giustificati
La prima puntata del viaggio nella storia italiana del voto tra aneddoti, curiosità e personaggi sulle prime elezioni libere dopo il ventennio fascista
A Varese le donne non votarono per la prima volta il 2 giugno 1946. Le donne della città Giardino, insieme a quelle di altri 5.721 Comuni italiani, furono chiamate alle urne già nella primavera, per le Amministrative. Se queste elezioni su un piano politico preannunciarono i consensi ai partiti dopo la dittatura fascista, per le varesine fu la prima volta che poterono misurarsi con un rituale per loro inedito. In cinque domeniche tra marzo e aprile le votanti assolsero il nuovo diritto-dovere, intriso di una sacralità che la cultura pop ha cristallizzato nella scena del film “C’è ancora domani” (Cortellesi, 2023), dove le donne si tolgono il rossetto prima di sigillare la scheda elettorale, per evitare di annullare il voto. Quel voto sacro che si erano guadagnate con anni di lotte, concretizzate nel decreto del gennaio 1945 che le autorizzava a eleggere ed essere elette. Poi, in tutta Italia contemporaneamente, il 2 giugno 1946 votarono circa 13 milioni di donne e quasi 12 milioni di uomini.
Poco meno di ottant’anni fa, quindi, l’affluenza per eleggere i membri dell’Assemblea che avrebbe redatto la Costituzione e per scegliere tra monarchia e repubblica fu dell’89%. Facendo due conti, mancavano all’appello circa 3 milioni di aventi diritto: la stragrande maggioranza di loro, però, non si assentò per scegliere l’astensionismo, come accade oggi. È il numero di persone che non erano ancora rientrate in Italia dopo la guerra: i prigionieri, i soldati dispersi e gli abitanti dei territori contesi.
Il risultato di quel referendum si giocò su uno scarto di 2 milioni di voti: fu Repubblica per il 54% di italiani, tra i quali il 67% dei varesotti. Complice l’inesperienza dopo un ventennio di autoritarismo, nell’anno zero della democrazia italiana ci furono numerosissimi ricorsi e accuse di brogli, non solo per mettere in discussione il risultato politico, ma per dimostrare l’affezione nei confronti di quella pratica riconquistata con le armi e con la morte. Tra le macerie, anche interiori ed economiche, l’Italia nella sua interezza si schierò da una parte: quella del voto.
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