LA SEDUTA
Il caso Fondazione infiamma il Consiglio comunale di Gallarate: Gnocchi se ne va
Il rinvio del question time del consigliere di Obiettivo Comune innesca un confronto serrato: accuse e richiami
Fondazione, il “caso” question time infiamma l’aula. Non il nome del nuovo presidente, ancora vacante, ma una mancata discussione accende il consiglio comunale di ieri sera, lunedì 27 aprile, a Gallarate. Al centro, il question time presentato dal capogruppo di Obiettivo Comune, Massimo Gnocchi sulla Fondazione Scuole Materne, rinviato dall’ufficio di presidenza perché privo – secondo la valutazione – dei requisiti di urgenza. Una scelta che ha trasformato l’inizio della seduta in un confronto politico serrato, tra accuse di opacità e richiami al rispetto delle regole.
Gnocchi e le risposte da mettere nero su bianco
Gnocchi non ha accettato il rinvio e ha portato comunque il tema in aula durante le comunicazioni, senza leggere formalmente il testo ma chiarendone i contenuti. L’obiettivo, anche se non è stato detto ufficialmente, era ottenere risposte messe a verbale, utili anche per il futuro. «Vedrò se trasformare il question time in un’interrogazione scritta», ha aggiunto, lasciando intendere che la battaglia politica non si fermerà. Una mossa che ha provocato la replica, anche ironica, del sindaco Andrea Cassani, ma soprattutto ha aperto un fronte procedurale.
Colombo: «Le decisioni vanno rispettate»
Il presidente del consiglio comunale Marco Colombo ha difeso la linea dell’ufficio di presidenza, condivisa con i vice Nicolò Postizzi (Lega) e Sonia Serati (PiùGallarate). «Se l’ufficio di presidenza prende una decisione, quella deve essere rispettata», ha ribadito, leggendo l’intervento di Gnocchi come una forzatura del regolamento. Colombo ha anche respinto qualsiasi sospetto di condizionamenti politici: «Non accetto che si insinui che io non sia autonomo nelle decisioni». Da qui la richiesta di non proseguire oltre sul tema della question time relativa alla Fondazione nel corso della seduta. Una richiesta che, come prevedibile, ha acceso i toni.
Pignataro e Silvestrini: «Non potete limitare il dibattito»
Dai banchi dell’opposizione la reazione è stata immediata. Giovanni Pignataro (Pd) ha parlato di un’occasione mancata: «Sarebbe stato più trasparente rispondere. Perché non farlo? Cosa c’è da nascondere?». Il capogruppo dem ha collegato la vicenda alle recenti dimissioni nel cda, dove le motivazioni personali sono diventate «un’epidemia», e ha sollevato dubbi sul piano di rilancio annunciato: «È già stato avviato? Chi lo sta scrivendo?». Sulla stessa linea Margherita Silvestrini, che ha respinto ogni tentativo di delimitare il campo del confronto: «Abbiamo il diritto e il dovere di intervenire sui temi che riteniamo importanti. Il confronto può essere anche aspro, ma non può essere limitato». Il risultato è un’aula divisa, dove la questione Fondazione continua a fare da detonatore politico. E il rinvio del question time, più che chiudere la partita, sembra averla appena riaperta. Infatti, anche sulla discussione del bilancio consuntivo non sono mancate le scintille. Il primo a prendere la parola è stato Gnocchi che, dopo il suo intervento ha deciso di lasciare i banchi di sedersi al pubblico. «Parlo quanto posso e poi lascio l’aula perché - ha spiegato - mi interessa poco a questo punto quello che si dice qui dentro».
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