ACCADDE NEL 2016
La “maledizione del sei” e altre leggende referendarie
Lo storico dei referendum costituzionali confermativi tra tecnicismi e affluenza record
Quesiti molto tecnici, partecipazione da record e ripercussioni politiche. E poi c’è la “legge del sei”. Sono le caratteristiche dei referendum costituzionali confermativi, quelli che propongono modifiche alla Costituzione e che, a differenza di quelli abrogativi, sono calamita di elettori perché il loro risultato è valido qualsiasi sia la partecipazione. Niente giochetti di astensione per ammainare il quorum ai fini della vittoria del “No”. Queste consultazioni hanno punteggiato gli ultimi venticinque anni della Reppublica. La prima risale al 7 ottobre 2001, quando si registrò un’affluenza del 34% e vinse il “Sì” con il 64% delle preferenze. Passò, dunque, la variazione del titolo V della Seconda parte della Costituzione. Altro referendum che fece centro, nel settembre 2020, fu quello per la riduzione del numero dei parlamentari: con un’affluenza del 51%, la modifica passò con quasi il 70% dei consensi. Diverso per le vittime della “legge del sei”. Tre votazioni a distanza di dieci anni, tre leader a sostenerle, tre sconfitte. Nel giugno 2006 si votò per approvare o meno la “devolution” voluta dal governo Berlusconi e sostenuta dalla Lega. Riduzione del numero di deputati e senatori e revisione della suddivisione dei compiti tra Stato e Regioni i due punti cardine. Votò il 52% degli aventi diritto che scelse al 61% di respingere la proposta. Le uniche regioni in cui prevalse il “Sì” furono Veneto e Lombardia, seguendo il copione delle votazioni del marzo 2026 (un altro sei), con l’aggiunta del Friuli. Volto simbolo della triade quello di Matteo Renzi il 4 dicembre 2016. La votazione per validare o meno la riforma che portava il suo nome, a fianco di quello di Elena Maria Boschi, lo condusse alle dimissioni. Con un dato da primato l’affluenza superò il 65% e il 59% di chi aveva votato si oppose alla proposta che prospettava di superare il bicameralismo paritario. Il premier aveva promesso che in caso di bocciatura avrebbe rassegnato le dimissioni e si sarebbe ritirato dalla politica. Mantenne solo il primo impegno.
L’undicesima puntata dell’inchiesta “Voto Perduto” sulla Prealpina di sabato 4 aprile in edicola e disponibile anche in edizione digitale.
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